Giuseppe De Mita

...

C’è un futuro che ci viene incontro, ma non c’è ancora la piena consapevolezza del tempo storico che stiamo vivendo. Siamo stati profeti di un evento, lo sgretolamento del sistema bipolare, ma ciò non dice ancora se abbiamo saputo intercettare la novità.
Il punto di partenza è la comunità: la qualità dei rapporti che saremo in grado di costruire sarà il paradigma della comunità che vogliamo offrire. La costruzione di questa rete di relazioni deve proteggerci dall’umana tentazione dentro cui ciascuno di noi può cadere.
Abbiamo bisogno di recuperare i luoghi della politica come luoghi di partecipazione ed evitare di essere noi i primi falsificatori delle opinioni che esprimiamo. La ricomposizione del rapporto di rappresentanza può e deve essere il punto di partenza per far recuperare alla politica credibilità, autorevolezza ed affidabilità.

Ripartiamo dal dovere che ognuno di noi deve fare, ripartiamo dal piccolo dovere al quale ognuno di noi è chiamato. Ripartiamo, come dice un detto ebraico, dal fatto che ciascuno debba fare il proprio dovere di giusto. L’impegno in politica, nel momento in cui ci troviamo al massimo della difficoltà, ma al massimo delle possibilità, va interpretato così.
Ed è quello che sto provando a fare.

Si parla molto di chi va a sinistra o a destra, ma il decisivo è andare avanti e andare avanti vuol dire andare verso la giustizia sociale

Alcide De Gasperi

biografia

Sono nato ad Avellino nell’aprile del 1968. Ho studiato al liceo classico “Pietro Colletta” di Avellino e mi sono laureato in giurisprudenza presso l’Universita Cattolica di Milano. Sono Avvocato. Sono sposato con Antonella, abbiamo tre figli: Benedetta, Michele e Giulia.

Ho iniziato la mia attività politica nei movimenti studenteschi e poi nel nel movimento giovanile della DC. Ho aderito al Partito Popolare nel 1993 e nel 2001 alla Margherita.
Nel 2004 sono stato candidato al Consiglio provinciale di Avellino e sono stato capogruppo consiliare della Margherita.Nel febbraio 2007 sono stato eletto segretario provinciale di Avellino della Margherita e nello stesso anno segretario provinciale del PD, dimettendomi dopo pochi mesi.Nel 2008 ho aderito all’Unione di Centro.
Nel 2009 sono stato indicato dall’Unione di Centro vicepresidente della Provincia di Avellino con delega alle attività produttive e alla pianificazione strategica.
Dal maggio 2010 all’aprile 2013 sono stato Vice Presidente della Giunta Regionale della Campania con delega al Turismo e ai Beni Culturali.
Dal 15 marzo 2013 sono Deputato eletto nella circoscrizione Campania 2 nella lista dell’Unione di Centro. Dal 7 maggio 2013 sono componente della V Commissione Permanente della Camera dei Deputati. Sono, inoltre, componente della Commissione Parlamentare per la Semplificazione e della Commissione Parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati. Attualmente sono componente del gruppo parlamentare di Area Popolare. Dal marzo 2014 sono vicesegretario nazionale dell’Udc. Nel luglio 2015 sono stato nominato commissario regionale dell’Udc in Campania. Dal settembre 2015 al novembre 2016 sono stato commissario provinciale Udc di Benevento. Il 5 novembre 2016 sono stato eletto segretario regionale dell’Udc Campania.

Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose.
La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi.

La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. E’ nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera sé stesso senza essere “superato”.

Albert Einstein

2016

2016

Il Congresso Udc Campania

De Mita eletto Segretario Regionale

L’Assemblea Regionale dell’Udc della Campania ha eletto per acclamazione il deputato Giuseppe De Mita segretario regionale. Contestualmente sono stati eletti i componenti del Comitato Regionale ed (...)

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Il Congresso Udc Campania

L’Assemblea Regionale dell’Udc della Campania ha eletto per acclamazione il deputato Giuseppe De Mita segretario regionale. Contestualmente sono stati eletti i componenti del Comitato Regionale ed i delegati al Congresso Nazionale. L’assemblea regionale è stata presieduta dal segretario nazionale (...)

vademecum

  • Nuovi diritti
  • Turismo
  • La nuova legge sul turismo
  • Sviluppo
  • Innovazione
  • Sanita’
  • Rifiuti
  • Acqua
  • Nuove opportunita’
  • Comunita’

Nuovi diritti

La questione oggi più attuale è leggere selettivamente la nuova dimensione della persona umana,

definire i diritti che storicamente devono ritenersi assoluti,

organizzando le forme di tutela misurate sul bisogno reale.

E’ necessario far retrocedere quanto non rientra in questa categoria.

Si tratta di un’operazione non priva di contrasti,

che richiede coraggio,

ma che è l’unica in grado di cogliere sino in fondo il senso della crisi che stiamo vivendo,

che non è la fine delle cose,

ma l’esplosione delle contraddizioni irrisolte degli ultimi decenni.

È questo un compito che spetta alle istituzioni.

Si pone dunque il problema di definire iniziative e modalità attraverso le quali le istituzioni possano riacquistare centralità,

restituendo valore alla rappresentanza e ristabilendo un’organizzazione della tutela dei diritti secondo una precisa gerarchia,

in modo da impiegare le risorse disponibili secondo una logica.

E’ quello che ho provato a fare da vicepresidente della giunta regionale della Campania con l’istituzione di un apposito tavolo di lavoro che ha definito una piattaforma specifica da applicare nel campo del welfare,

della sanità,

dei trasporti e dell’ambiente.

Il punto di partenza è stato un documento allegato ad una delibera di giunta regionale che ho proposto nel marzo del 2012.

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Turismo

Sul turismo la riflessione dalla quale sono partito come Assessore della Regione Campania è stata quella secondo la quale mai in Italia si è avuta una idea consapevole di ciò che il turismo possa rappresentare in termini produttivi.

Al turismo non si è mai approcciato con una logica economico-produttiva,

ma,

citando il Censis,

sempre con una logica adattativa.

Ed è dentro questa logica che si è inserita anche la spesa pubblica che ha subito negli anni una evidente distorsione.

E’ stata,

cioè,

molto concentrata sulla promozione e molto meno sulla organizzazione dei servizi che sono invece un fattore competitivo sul mercato turistico.

Oggi lo scenario è cambiato perché ad essere cambiati sono i modelli produttivi di riferimento.

E’ finita l’epoca della fabbrica,

un modello che si è fondato sul paradigma della mimesi.

Tanto è vero che anche nelle aree interne,

e non è stato un errore,

abbiamo portato la fabbrica in montagna perché quello era il modello di riferimento.

Oggi il nuovo paradigma produttivo è basato su fattori distintivi.

Questo porta all’evidenza come la discriminante sia da riferire all’organizzazione dei servizi e alle specificità territoriali.

In Irpinia abbiamo provato ad immaginare un percorso che desse evidenza economico-produttiva ad un fenomeno ancora troppo episodico.

E.

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La nuova legge sul turismo

Se in Campania manca una legge di riordino del turismo da trent’anni non è perché la politica è incapace.

Di una legge si avverte l’esigenza quando nel senso comune matura la consapevolezza che quella norma possa aiutare i comportamenti.

Sono dell’idea che i comportamenti abbiano un’efficacia normativa prima della norma stessa.

Inizio a sostenere che una legge non sia stata mai approvata perché,

di fronte ad un cambio di sistema,

uscendo da nicchie di interessi particolari,

abbiamo avuto paura che la nuova disciplina rimescolasse le carte.

Il cambio di passo esige responsabilità collettive,

ognuno per quello che deve fare,

ognuno per il ruolo che riveste.

Il risultato raggiunto in questi due anni è stato comunque significativo.

Il testo di legge di riordino del sistema turistico regionale per la prima volta da anni è arrivato all’attenzione dell’aula dopo l’approvazione di un disegno di legge unitario da parte della commissione consiliare competente.

Il disegno di legge regionale definisce in maniera puntuale innanzitutto funzioni e competenze esclusive dei vari enti territoriali per evitare sovrapposizioni e individua una nuova governance del sistema turistico regionale.

Tra le novità più significative: il nuovo modello di governance (nascita degli Ambiti Territoriali Turistici Omogenei.

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Sviluppo

I passi in avanti fatti sul versante della pianificazione strategica in Irpinia sotto la regia regionale rappresentano il segno di una credibilità recuperata che si declina nella concretezza.

Abbiamo vissuto a lungo di evocazioni verbali di possibili strategie di sviluppo senza tuttavia lasciare spazio all’approfondimento.

Tutti ricorderanno le polemiche estive sull’Alta Capacità che avevano ad oggetto l’ipotetico spostamento del tracciato e la soppressione della fermata irpina della tratta Apice – Orsara.

Quelle polemiche,

per quanto pretestuose e viziate da strumentalizzazioni di matrice politica,

ci hanno indotto a riaprire i cassetti per tirare fuori le carte.

Bene,

l’ipotesi dello spostamento del tracciato e della soppressione della fermata irpina stava in piedi per un motivo molto semplice: chi prima di noi era al governo della Regione non aveva mai chiuso la procedura di localizzazione che rappresenta il passaggio fondamentale per il tracciato.

Gli enti locali non erano mai stati convocati per definire l’iter e per sbloccare gli ottanta milioni stanziati dal Cipe in tempi ormai lontani.

Senza urlare e senza cedere a polemiche noi abbiamo riannodato i fili di quel percorso e adesso chiudiamo la procedura di localizzazione.

L’Alta Capacità non è più una chimera ma una realtà.

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Innovazione

Sul tema dell’innovazione nelle aree interne della Campania,

mi piace ricordare il lavoro svolto per la Banda Larga in provincia di Avellino.

Da un lato abbiamo reso compatibile il rafforzamento del servizio sulla città di Avellino,

come previsto dal Grande Progetto,

e l’abbiamo fatto in termini non confliggenti con due aspetti non secondari: il rafforzamento dei servizi sanitari,

come pure era previsto nella scheda del Grande Progetto,

e la messa in rete delle aree industriali,

rielaborando il concetto di banda larga,

coerentemente con le indicazioni nazionali come contenute nel Piano di Azione e Coesione del governo Monti.

Mi auguro,

inoltre,

che anche per il futuro si conservi questo clima di collaborazione tra le istituzioni e le organizzazioni di categoria e datoriali.

Il modello irpino,

quello dell’intesa istituzionale,

adesso sarà mutuato anche dalle altre realtà territoriali della Campania.

Ed anche questo è per me motivo non secondario di orgoglio.

(leggi il Protocollo d’Intesa tra Regione Campania e Provincia di Avellino per l’attuazione in provincia di Avellino del Grande Progetto “ALLARGA LA RETE: BANDA LARGA E SVILUPPO DIGITALE IN CAMPANIA.

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Sanita’

Sui servizi sanitari dovremo ancora misurarci con la logica dei tagli,

ma dentro l’esigenza di recuperare l’appropriatezza nel sistema sanitario.

C’è quindi la necessità di concepire un’ipotesi di sanità che tenga conto di tutto questo.

Non cancelliamo i conflitti che abbiamo davanti,

ma il punto di forza è avere la capacità di governare i conflitti per come si pongono,

nella loro dimensione quotidiana.

Sulla sanità il punto di fondo è ridefinire l’approccio.

E’ interesse della società tutelare il diritto alla salute.

Si tratta di un diritto della persona che non può arretrare rispetto alle conquiste che fin qui ci sono state.

Però va contestualizzato storicamente nelle modalità,

nei termini e nell’ampiezza delle sue forme di tutela.

Se oggi riteniamo che il riferimento debba essere la dignità della persona,

servizi e strutture non sono un costo,

ma dobbiamo organizzare la spesa avendo a riferimento la dimensione effettiva del bisogno,

inserendo nel nostro ragionamento il concetto di sostenibilità.

Un esempio concreto di questo ragionamento lo si può trovare nella riorganizzazione della rete ospedaliera dell’Alta Irpinia.

Dopo una riflessione analitica e puntuale sono state messe,

per l’unica volta in Campania,

in discussione le tesi del piano Zuccatelli e siamo arrivati,

su mio impulso,

alla.

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Rifiuti

Una delle questioni più delicate,

ma sulla quale pure c’è stata in questi anni un abuso di demagogia,

è di sicuro quella dei rifiuti.

Me ne sono occupato in ultimo da vicepresidente della giunta regionale della Campania con il famigerato sub emendamento Salvatore.

Bene ha fatto il consiglio regionale ad approvarlo nella primavera del 2011 quello che si chiama sub emendamento Salvatore,

ma che in realtà altro non è se non un testo che raccoglie indicazioni arrivate da più parti,

anche e soprattutto dall’Unione di Centro.

Senza questa norma oggi avremmo solo la legge nazionale come testo di riferimento,

legge nazionale che dà al Governatore della Campania poteri commissariali.

Con il sub emendamento Salvatore il consiglio provinciale di Avellino è stato chiamato a dire se l’Irpinia può accogliere o no i rifiuti provenienti da altri ambiti,

ponendo così un argine di ordine giuridico che prima non c’era.

E la risposta è stata no.

Chi prevedeva l’imminente apertura di nuove discariche sul territorio irpino è stato quindi smentito dai.

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Acqua

Come amministrazione regionale siamo stati fermi affinché non ci fossero sottrazioni indebite e penalizzanti della risorsa idrica e questo sia in tema di concessioni che di definizione del minimo deflusso vitale.

Non ci aspettiamo che la Regione Puglia ci chieda l’acqua,

perché in una logica di solidarietà questa è una condizione che consideriamo naturale,

ma siamo noi a chiedere ai pugliesi di avere a riferimento la questione dell’impoverimento della risorsa se si continua a farne un uso indiscriminato che non salvaguardia la riproduzione della risorsa stessa.

A questo proposito faccio riferimento al Protocollo d’intesa con la Puglia,

passo propedeutico all’Accordo di Programma sui prelievi idrici tra tutte le Regioni meridionali.

Questi provvedimenti vanno proprio in questa direzione,

quella,

cioè,

di tutelare senza ambiguità la risorsa idrica e quei territori che la forniscono.

Tra questi l’Irpinia riveste un rilievo che è sotto gli occhi di tutti.

La nostra non vuole essere una posizione egoistica o penalizzante verso le altre Regioni,

ma muove semplicemente dalla considerazione che se l’acqua è un bene comune,

è necessaria una comune responsabilità per la sua.

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Nuove opportunita’

La sfida per chi ha responsabilità di governo sta nella capacità di creare opportunità,

nuove opportunità,

di determinare cioè le condizioni perché ciascuno possa lavorare per l’affermazione di sé.

Ci sono almeno un paio di casi in cui sono convinto che questo risultato sia stato raggiunto.

Faccio riferimento al piano per la formazione al piano di intervento nella formazione per la filiera del turismo con l’obiettivo di coniugare le politiche del lavoro e le strategie di sviluppo del comparto turistico regionale.

Il programma,

varato pochissimi mesi fa,

mira al coinvolgimento complessivo di circa 30.

000 destinatari.

Mi pare un buon risultato.

(leggi il Comunicato Stampa "50 milioni per il piano di formazione nella filiera del turismo").

Altro esempio è rappresentato dal piano di interventi per la valorizzazione dei beni culturali della Campania.

Le azioni di valorizzazione,

riqualificazione,

miglioramento dell’accessibilità ed innovazione dei beni culturali dovranno essere tassativamente accompagnate da uno specifico piano di gestione nel quale vanno indicati anche i livelli occupazionali che si intendono attivare in seguito all’intervento.

Il piano di gestione diventa,

dunque,

il punto qualificante dell’intera ipotesi progettuale e,

in caso di mancata osservanza del piano stesso,

può.

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Comunita’

Il senso più alto della politica oggi sta nella necessità di recuperare rapporti umani.

Ciò a cui dobbiamo guardare è ad una nuova alleanza con le persone che inizia adesso e che esige da parte di tutti lavoro costante e dedizione quotidiana.

Dopo venti anni abbiamo l’opportunità di ricreare la condizione di esistenza di un riferimento politico che possa rappresentare,

anche sotto l’aspetto culturale,

l’area moderata.

Dobbiamo tutti sentirci responsabili di un passaggio storico.

Potremo così ragionare su di una prospettiva che oggi nemmeno riusciamo a percepire.

Dobbiamo fare in modo di aiutare e sostenere questo processo.

Solo così ci troveremo di fronte alla possibilità di cambiare la storia,

partendo dalle comunità.

Di questo ne sono fermamente convinto.

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Un’analisi importante sulla decisione del Papa Benedetto XVI

Emanuele Severino - Corriere della Sera

Una riflessione interessante sulla decisione del Papa Benedetto XVI di rinunciare al Pontificato. Vi consiglio di leggerla.

“Nel nobile modo in cui il 10 febbraio Benedetto XVI ha espresso la sua rinuncia è indicato esplicitamente il problema centrale del cristianesimo: si trova «nel mondo del nostro tempo, soggetto a rapide mutazioni e turbato da questioni di gran peso per la vita della fede» («In mundo nostri temporis rapidis mutationibus subiecto et quaestionibus magni ponderis pro vita fidei perturbato»). Rispetto a questo problema, che un Pontefice dichiari di non avere più le forze per affrontarlo è un tema che, nonostante la sua rilevanza e pertinenza, passa in secondo piano. Nel testo, la parola pondus («peso») compare tre volte: come peso delle questioni riguardanti la vita della fede, come peso del gesto di rinuncia e come peso del ministerium che viene lasciato per il venir meno delle forze. Ma solo il primo peso vien detto «grande»: la vita della fede è oggi gravata da «questioni di gran peso» ed è essa stessa turbata dal turbamento del mondo. Il mondo cristiano, tanto meno un Pontefice, possono riconoscere che il turbamento della fede è ben più profondo di quello visibile, dovuto alla corruzione all’interno della Chiesa. Il turbamento del mondo, tuttavia, riguarda non solo la fede religiosa, ma anche quelle altre forme di fede ancora dominanti (e che non
amano sentirsi dire che sono a loro volta «fedi»). Mi riferisco soprattutto al capitalismo, alla democrazia, al capitalismo-comunismo cinese o, in Iran, alla mescolanza di teocrazia e capitalismo; e il comunismo sovietico, come il nazismo, erano tra le più rilevanti di queste forze. Ognuna delle quali avverte la necessità di eliminare le proprie degenerazioni, ma si rifiuta di ammettere l’inevitabilità del proprio tramonto. Non è una metafora né un’iperbole fuori luogo affermare che ognuna di esse si sente un dio che deve distruggere gli infedeli. Ma, come la fede religiosa, anche la vita di queste altre forze è gravata da «questioni di gran peso», da questioni che fanno intravvedere l’inevitabilità di tale tramonto. Certo, un Pontefice deve credere che il cristianesimo durerà fino alla fine del mondo. Ma la gran questione è se quelle forze, dunque anche il cristianesimo, si rendano conto del loro vero avversario, che le scuote e le travolge. Il «relativismo» è stato l’avversario di Benedetto XVI. Lo sforzo di combatterlo ha avuto un carattere soprattutto pastorale. Il semplicismo
concettuale e l’ingenuità del relativismo ne favoriscono infatti la diffusione presso le masse, e tale diffusione è tutt’altro che irrilevante per la vita della fede. Giovanni Paolo II si avvicinava maggiormente all’avversario autentico quando individuava negli inizi della filosofia moderna (Cartesio) la matrice di tutti i grandi «mali» del secolo XX, quali le dittature del comunismo e del nazionalsocialismo, o l’egoismo dell’economia capitalistica. In questa prospettiva, lo stesso relativismo può essere inteso come un parto di quella matrice. Ma tutte queste interpretazioni non riescono ancora a guardare in faccia l’avversario autentico. Anche su queste colonne ho invitato le
varie forme di fede ad alzare lo sguardo affinché, se vogliono vivere un po’ più a lungo, non accada loro di combattere i nani, quando invece il gigante pesa già su di esse e toglie loro il respiro. Il gigante che possiamo chiamare «Prometeo». Anche qui, è ovvio, mi limiterò ad alcuni cenni; doppiamente insufficienti perché a chi sta per morire, e non vuole, è estremamente difficile far alzare lo sguardo sulla propria morte. All’inizio dei tempi è invece un altro gigante a togliere all’uomo il respiro, impedendogli di vivere. L’uomo può incominciare a vivere solo se vuole trasformare se stesso e il mondo da cui è circondato. Se non fa questo non può nemmeno compiere
quella trasformazione di sé che è il respirare in senso letterale. E muore. Vive solo se si fa largo nella Barriera che gli impedisce di trasformare sé e il mondo. La Barriera è l’Ordine immutabile della natura. Solo se la penetra, la sfonda, la squarta, e comunque la fa arretrare, può liberarsi un poco alla volta dal suo peso e ottenere ciò che egli vuole. La Barriera è l’altro gigante: il tremendum (per servirci, ma per altri scopi, dell’espressione di Rudolf Otto). Ma è anche il fascinans (ancora Otto), perché l’uomo può incominciare a vivere solo se domina le parti della Barriera frantumata, e se ne ciba ? così come Adamo, cibandosi del frutto proibito, frantumando cioè l’icona stessa del divino, può diventare Dio («Eritis sicut dii», «sarete come dei», dice il serpente). E infatti il tremendum-fascinans è il tratto essenziale del sacro, del divino, del Dio. La Barriera divina vive inviolata solo se uccide l’uomo; l’uomo vive soltanto se uccide Dio. Il fuoco è il simbolo essenziale della potenza divina; e Prometeo ruba il fuoco, uccide l’inviolabilità degli dei, per darlo all’uomo.
Prometeo è l’uomo. Soprattutto da due secoli egli è l’avversario della tradizione. Mostra infatti che il divino merita di tramontare e che su questo meritarlo si fonda tutto ciò che più salta agli occhi, ossia l’allontanamento della modernità e soprattutto del nostro tempo dai valori della tradizione e dunque dalla «vita della fede» (in questo contesto, la corruzione della Chiesa è più grave di tutte le forme passate del suo degrado). Se Dio esistesse, non potrebbe esistere l’uomo, ossia ciò la cui esistenza è considerata innegabile anche da chi si è alleato con Dio. Giacché, dopo l’inizio dell’uomo, la Barriera si è ritirata, ha lasciato spazio al mondo, Dio è diventato trascendente, e l’uomo della tradizione lo ha trovato meno tremendum e più fascinans, e gli si è alleato, diventando uomo di fede, non solo cristiana ma anche quella degli dei, delle barriere, in cui consistono le forze (sopra menzionate) via via dominanti nel mondo. Prometeo, ora, ruba il fuoco dell’alleanza dell’uomo con Dio. È la potenza di questo furto a nascondersi, per lo più inesplorata, sotto le «rapide mutazioni» del nostro tempo, «turbato da questioni di gran peso per la vita della fede».

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