Giuseppe De Mita

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L’intervista

Unire l’area alternativa al Pd

05/04/2014

Intervista a Giuseppe De Mita (Udc):
«Bando ai personalismi È un appello per unire l`area alternativa al Pd»

di Gianni Santamaria

Dall’Avvenire del 5 aprile 2014

ROMA Parlare di un accordo tra partiti è «improprio» per Giuseppe De Mita, vicesegretario dell’Udc. «Sarebbe troppo schiacciato sul presente - argomenta il deputato, nipote dell’ex segretario De Ciriaco -, invece prova a essere uno sguardo lungo sul futuro». Per aggregare in un partito l’area «non di sinistra». E ricomporre un «bipolarismo temperato», con due forze che «non si combattono a insulti, ma con la qualità delle proposte».
Come definire allora questo processo?
«Come un appello, che rimanda quasi a una responsabilità storica. Appello del quale ognuno è allo stesso tempo mittente e destinatario. Non c’è una posizione preminente che aggrega gli altri, ma una convergenza comune e reciproca, mettendo da parte i personalismi».
Da dove intendete partire?
«Il quadro politico che si è determinato l’anno scorso è ancora presente. Ormai centrosinistra e centrodestra - per come li abbiamo conosciuti nell’ultimo ventennio - sono categorie descrittive di comodo, che ognuno di noi si porta dietro. Lo capisco. Io parlerò di area popolare altri di centrodestra. Che, però, è ormai una definizione priva di significato politico, perché per noi è stato Berlusconi. Ma il modello sociale su cui si è basato, l’individualismo, è venuto meno. Va recuperato il popolarismo e il suo ancoraggio alla persona e alla comunità».
Renzi è già fuori dalle categorie da lei evocate.
«Esattamente. E ha una linea politica che aggrega in modo diverso l’elettorato. Mentre nell’area "non-Pd" si sta creando un vuoto di rappresentanza. Tanto che i sondaggi ci dicono che, con la nuova legge elettorale, i primi partiti sarebbero Pd e Grillo».
Grillo è il capofila di quelli che definite populismi. Come Berlusconi. Ma i loro voti li dovrete contendere.
«Eccitano un disagio che si colloca per metà nell’astensione, per l’altra nel voto di protesta. La nostra attenzione deve andare soprattutto ai primi. Siamo competitivi con il Pd, ma vogliamo emarginare i populismi».

Il futuro della Irisbus

La vertenza

11/04/2014

«Non si possono non cogliere positivi elementi di novità emersi dall’incontro che si è svolto presso il Mise in riferimento al futuro della Irisbus di Valle Ufita. Certo, una valutazione più puntale la si potrà compiere solo all’indomani della presentazione del piano industriale della newco che dovrà rilevare lo stabilimento». Lo dichiara Giuseppe De Mita, deputato Udc e vicepresidente del gruppo "Per l’Italia" alla Camera.

«Allo stato - continua De Mita - non si può sottovalutare la circostanza secondo la quale, a differenza delle ipotesi che pure si sono registrate nel passato, oggi il principale interlocutore di questa vertenza è il governo nazionale che ha fin qui mostrato l’intenzione di portare avanti una iniziativa di politica industriale, anche attraverso il coinvolgimento di altri impianti presenti sul territorio nazionale, dedicata proprio al settore della produzione autobus e non in un altro segmento di mercato. Questo a dimostrazione del fatto che, come detto e ribadito più volte, una prospettiva di mercato esiste in questo ambito. Ed è questo il primo punto di verifica possibile in riferimento all’accordo che si va definendo a livello governativo. Il secondo punto di verifica, invece, è legato ai livelli occupazionali, ed è su questo che bisogna tenere alta l’attenzione, con la previsione di impiegare tutte le unità lavorative presenti oggi in Irisbus».

Aree interne, l’Irpinia guida

L’intervista

14/04/2014

Intervista rilasciata a "Il Mattino" a firma di Generoso Picone

La preoccupazione è che si riparta sempre dall’alba. Giuseppe De Mita, ex vicepresidente della giunta regionale e ora deputato dell’Udc, parteciperà al convegno promosso dalla Cisl IrpiniaSannio sul tema «dal Patto per lo sviluppo allo sviluppo delle aree interne», con la volontà di ricordare che in fondo dal 2009 a oggi del cammino è stato svolto e i risultati ottenuti sono importanti e significativi. Alta capacità, Stazione logistica, Banda larga e ultralarga: occorre ripartire da qui per poter avviare al seconda fase che punterà al progetto sperimentale sulle Aree interne all’interno della programmazione dei fondi europei 2014-2020. L’obiettivo - dice - è collocare l’Irpinia al centro di un processo meridionale ben più ampio.

De Mita, grande ambizione e tempi stretti? L’ultima volta che se ne è discusso è stato ad Avellino con Carlo Trigilia che allora era ministro e ora non c’è più.

«Sì, ma siamo perfettamente nei tempi, la crisi di governo in realtà ha inciso relativamente sulla tabella di marcia. La scadenza fissata per l’accordo di partenariato è il 22 aprile. La Commissione europea ha avanzato due tipi di rilievi rispetto all’ipotesi di lavoro messa a punto da Fabrizio Barca e Carlo Trigilia: riguardano alcuni elementi di novità introdotti proprio da Trigilia e mirano a risolvere a monte i problemi di spesa dei fondi che l’Italia ha mostrato di avere. In buona sostanza, l’Europa intende capire chi costituirà il riferimento nel gestire il progetto Aree interne».

Non è un interrogativo da poco, se si considera che intanto le Provincie sono state decisamente ridimensionate dalla legge Delrio.

«È un aspetto che ho voluto segnalare a Delrio durante l’audizione alle commissioni Bilancio e Affari istituzionali. Tra Città metropolitane e Comuni si apre un terreno indefinito, dove ricostruire competenze e ruoli. La Comunità europea insiste su questo aspetto e toccherà a Delrio, ministro con delega alla Coesione sociale, sciogliere il nodo che per quanto riguarda l’Irpinia appare decisivo».

Teme che l’intera costruzione del Patto subisca un corto circuito per la riforma adottata?

«L’Irpinia ha evidenziato un segnale importante di protagonismo, è stata forse la prima zona d’Italia a mostrare attenzione al programma per le Aree interne e ciò è avvenuto perché ciò è apparso come un elemento di contuinità dell’azione condotta dal Patto per lo sviluppo. Anzi: la possibilità precisa di candidarsi oggi come laboratorio sperimentale per questo progetto europeo è il risultato inequivocabile di scelte adottare in questi anni sul terreno dei servizi. Penso alla Sanità e ai rifiuti, al fatto che a Sant’Angelo dei Lombardi sia stato garantito l’ospedale correggendo il piano Zuccatelli e che una norma regionale da me sollecitata ha evitato il rischio di aprire discariche in Irpinia. Significa che l’opera svolta in questi anni ha messo il territorio della provincia di Avellino nelle condizioni di poter maturare una seria ambizione di sviluppo. Oggi occorre riorganizzarsi e gli strumenti ci sono».

Ma gli esiti di questo impegno paiono messi in discussione da quello che si profila come una sorta di partito dei sindaci, i quali chiedono a gran voce di essere i protagonisti della nuova fase che si apre in Irpinia con la programmazione dei fondi europei.

«La rivendicazione dei sindaci consente di fare chiarezza e magari evitare polemiche inutili. Il Patto ha costituito l’unico elemento di azione in un momento di grave debolezza della rappresentanza. I sindaci ne sono stati il prodotto e non possono non ricordarlo e assumerne consapevolezza. Per altro, il Patto si è sempre mosso come una idea, un programma, una strategia con un tavolo di confronto - che è altra cosa dal Patto - sempre aperto e ben disponibile a coinvolgere gli amministratori locali. Nessuno escluso. Ha voluto sempre puntare al coinvolgimento nel ragionamento e alla concretezza nell’azione, nella convinzione che i sindaci e Comuni dovessero essere i soggetti attuativi dell’impegno progettuale maturato nel Patto. Oggi la derubricazione delle Province invita a individuare ambiti diversi che non possono essere le Unione dei Comuni così come le vediamo sorgere».

Quali, allora?

«Abbiamo il merito di esserci dotati del Piano territoriale di coordinamento provinciale, approvato dalla Regione, che disegna ambiti omogenei con grande intelligenza ed efficacia. La Provincia lo ha adottato segnalandolo nella delibera di base al progetto per le Aree interne: perché non utilizzarlo?».

Forse perché i Comuni non riescono più a dialogare tra di loro, sprigionando un livello di conflittualità di cui la vicenda del Piano di zona sociale dell’ambito 04 è l’espressione più alta.

«La litigiosità da un lato è il residuo di un passato oggi improponibile e dall’altro scaturisce proprio dall’irragionevolezza della definizione di alcuni ambiti d’intervento che non tiene conto dei criteri di continuità e omogeneità. Quando questi mancano, ecco che sorgono i conflitti. Guardi la città di Avellino: da ente che si candidava a guidare il territorio è diventato soggetto al centro di uno scontro».

Il ruolo di Avellino appare nevralgico nella riorganizzazione amministrativa del territorio e nella capacità operativa che le azioni pensate dal Patto possono avere. Il sindaco Paolo Foti chiede di avere un ruolo importante nella concertazione. Che cosa ne pensa?

«Credo che il Comune di Avellino debba liberarsi dall’equivoco che confonde la programmazione del Patto dello sviluppo con il piano della cosiddetta Area vasta. C’è un vizio di fondo nella posizione di Piazza del Popolo e risale alla posizione assunta a suo tempo sugli Accordi di reciprocità. Quest’atteggiamento ha di fatto collocato Avellino in una dimensione laterale. Ora si tratta di recuperare un ruolo e al cornice del Piano territoriale di coordinamento consegna delle opportunità. Senza immaginare di dover ripartire da zero e cogliendo le occasioni di una programmazione comunque avviata».

Il segretario della Cisl IrpiniaSannio, Mario Melchionna, propone un’intesa tra le due province per il progetto Aree interne, inserendo anche la Stazione logistica di Valle Ufita in questo rapporto da costruire. D’accordo?

«L’Irpinia del futuro avrà un senso se ragionerà in un raggio che dal Molise va alla Basilicata passando per al Puglia. Un protocollo d’intesa di Palazzo Caracciolo, con l’allora assessore Bruno Fierro, andava già in questa direzione. Non mi preoccuperei di allargare lo spazio di azione e del resto gli ambiti omogenei conducono a questo. Il punto è la centralità e la capacità di guidare i processi»

A proposito di Def

Il dibattito in Aula

17/04/2014

"Il Def rappresenta il primo atto programmatico di questo Governo perché la fiducia é stata chiesta e ottenuta più su una petizione di principio che su un vero e proprio programma. I pilastri del documento li riteniamo condivisibili, soprattutto per quanto riguarda le misure a supporto della ripresa, il recupero di competitività del Paese e il rafforzamento della disciplina dei conti pubblici, ma il rischio è che questa impostazione manchi di un disegno generale, non definisca una nuova gerarchia degli interventi tale da uscire da una dimensione episodica". Lo ha dichiarato Giuseppe De Mita, deputato Udc e vicepresidente vicario del gruppo "Per l’Italia", intervenendo nell’Aula della Camera durante la discussione sul Documento di Economia e Finanza. "Per dare efficacia - ha continuato De Mita - è necessario riperimetrare l’ambito di intervento pubblico e creare una nuova gerarchia dei diritti con l’obiettivo di determinare le condizioni per una riconciliazione sociale tra pubblica opinione e istituzioni. Va colto il dato che e’ cambiato il paradigma economico e che debbano emergere nuovi fattori produttivi. Cosi’ come e’ necessario acquisire consapevolezza che sono stati portati ad evidenza elementi di novità, ma che si tratta, allo stato, di novità in forma ancora embrionale. A chi oggi vuole essere il portabandiera del rinnovamento va detto che non basta fare le cose per contrastare il populismo, ma bisogna farle e farle bene".

Sulla riforma del Senato

La proposta

28/04/2014

E’ stata presentata la proposta di modifica alla riforma del Senato firmata da Giuseppe De Mita, vicesegretario nazionale dell’Udc, e dal senatore Mario Mauro, leader dei Popolari per l’Italia, che sara’ illustrata da quest’ultimo domani alla Commissione Affari Costituzionali di Palazzo Madama.

"La nostra proposta - dichiarano De Mita e Mauro - intende fornire un contributo in termini di chiarezza rispetto all’ipotesi di riforma presentata dal Governo con specifico riferimento alle funzioni e alla rappresentanza. Non ci impicchiamo sulla questione dell’elettività della Camera delle Autonomie. L’obiettivo e’ quello di lavorare per la definizione di una riforma che preservi razionalità e funzionalità e che sia depurata da scorie populiste che pure vi si intravedono. I punti qualificanti sono: chiara scelta di un Senato delle Autonomie su base territoriale, con conseguente definizione della rappresentanza e delle funzioni.

In merito alla rappresentanza, la scelta più coerente è quella di affidare ai soli consigli regionali la elezione di rappresentanti in rapporto alla popolazione regionale. In merito alle funzioni vengono formulate due ipotesi: la prima, che lascia in capo alle Regioni competenze legislative, ma con una definizione certa delle competenze tra Stato e Regioni, al fine di ridurre il contenzioso davanti alla Corte Costituzionale. La seconda, più coerente con il diritto comunitario, che affida alle Regioni solo competenze amministrative con sensibile riduzione dei costi istituzionali e delle disomogeneità normative. In entrambi i casi il Senato diventerebbe la camera di regolazione dei rapporti con le Regioni, affidandogli una funzione chiara e tipica, volta alla integrazione tra interesse nazionale e principio delle autonomie".

Leggi la proposta a firma dell’onorevole Giuseppe De Mita e del senatore Mario Mauro frutto della riflessione svolta dal gruppo di lavoro, coordinato da De Mita, composto dai professori Alessandro Candido, Matteo Caputo, Pasquale Crupi, Luca Geninatti, Luigi Melica e Francesco Vetro.

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