Giuseppe De Mita

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Giovani e Politica

L’onorevole Giuseppe De Mita ha partecipato lo scorso 20 settembre all’incontro “Giovani e Politica, quale futuro per la nostra generazione?” promosso dall’Associazione CambiaMenti presso l’auditorium dell’ex Carcere Borbonico di Avellino. “Dalla discussione di oggi – ha dichiarato l’onorevole De (...)
Festa Popolare di Chianciano

Il futuro dell’Italia: la Politica

27/09/2013

L’onorevole Giuseppe De Mita ha coordinato i lavori dell’incontro dal titolo “Il futuro dell’Italia: la Politica” che si è tenuto nell’ambito della Festa Popolare dell’Udc a Chianciano. All’incontro sono intervenuti il ministro della Difesa Mario Mauro, il Ministro della Pubblica Amministrazione, Gianpiero D’Alia, il presidente della Commissione Difesa al Senato, Nicola Latorre, il capogruppo PdL in Senato, Renato Schifani.
“Dovremmo fare i conti con la nostra storia – ha dichiarato l’onorevole De Mita nell’introdurre gli ospiti - per provare a capire le ragioni vere della crisi che affrontiamo e che ha a mio avviso un profilo sistemico e di lungo periodo. Negli anni ’90 c’è stata una risposta sbagliata con una lettura giustizialista e una interpretazione forzata. Bisognerebbe notare come dopo venti anni la dinamica della polemica è la stessa. Oggi ci ritroviamo ad affrontare quelle ragioni che erano molto più profonde e che non abbiamo compreso, rischiando di dare una risposta di nuovo sbagliata. Quello che emerge è la condizione di squilibrio che si è realizzata in Italia, nella società e nel sistema politico. Oggi, infatti, ci troviamo di fronte ad una forma singolare di bipolarismo che è la risultante delle risposte sbagliate date finora”.
“Il passaggio è rilegittimare le istituzioni democratiche – ha continuato l’onorevole De Mita – ed è questo il motivo per cui il Governo Letta è nato. Ma non vanno sottaciute le contraddizioni che emergono. L’azione di Renzi è funzionale a far cadere il Governo e se Renzi dovesse prevalere, il Partito Democratico si troverebbe ad essere il primo partito populista d’Italia, rincorrendo una narrazione berlusconiana dentro una logica di personalizzazione. Al contrario e per paradosso, l’area di centrodestra rischia di diventare l’area democratica del Paese”.
“Nemmeno la nostra area – ha così concluso De Mita – è esente da errori. Noi abbiamo ritenuto che la soluzione alla crisi del sistema passasse sotto casa nostra e così non è stato. Oggi bisogna avere la capacità ed il coraggio di intercettare il futuro”.

Il convegno di CambiaMenti

Giovani e Politica

27/09/2013

L’onorevole Giuseppe De Mita ha partecipato lo scorso 20 settembre all’incontro “Giovani e Politica, quale futuro per la nostra generazione?” promosso dall’Associazione CambiaMenti presso l’auditorium dell’ex Carcere Borbonico di Avellino.
“Dalla discussione di oggi – ha dichiarato l’onorevole De Mita – emergono aspetti positivi soprattutto dal punto di vista metodologico. Ho visto tanti ragazzi che hanno voluto prendere la parola nel tentativo di recuperare una condizione di soggettività, in una maniera non strumentale. In questa provincia tutte le discussioni sono funzionali a sostenere qualcuno o qualcosa. Qui, al contrario, si è aperta una riflessione fuori da una logica di strumentalità, ponendo alcune questioni sulle quali dovremmo riflettere, anche in merito all’organizzazione dei partiti. Oggi ci ponete un problema, anche in riferimento allo spirito che ci ha animato nel 2008. Avendo accettato la logica dello scontro, anche noi, piuttosto che far crescere la qualità politica, abbiamo fatto, invece, crescere le ambizioni personali, smarrendo le ragioni di quella stagione”.
“Oggi – ha continuato De Mita - dovremmo uscire dalla posizione conflittuale tra le giovani generazioni e quelle precedenti. L’errore della politica nei decenni scorsi è stato quello di rincorrere la tutela di tutto e tutti, senza fare gerarchia. Ma in questo c’è stato anche un aspetto positivo: quella è stata la straordinaria occasione di riconoscere i diritti che rispondevano alle esigenze delle nuove generazioni. Oggi questa stagione dei diritti rischia di essere effimera se non sarà accompagnata ad una nuova stagione dei doveri. Oggi non possiamo immaginare che i diritti conquistati vengano compressi, ma è necessario che siano tutelati esclusivamente nella dimensione effettiva del bisogno. E questo esige un ricongiungimento generazionale”.
“E’ in questo aspetto – ha dichiarato ancora l’onorevole De Mita – che il cattolicesimo democratico continua ad avere un’assoluta validità, perché fa riferimento alla libertà della persona, ma saldandola alla responsabilità. Oggi siamo attestati sulla difesa del vecchio e la novità è il lamento. Basta pensare a quello che sta accadendo in Irpinia sul servizio idrico. Il disegno di legge regionale di riorganizzazione non tiene e questo è un dato. Il Pd in Irpinia organizza la protesta, ma è lo stesso Pd che ha gestito l’Ato per dieci anni e che non ha fatto l’affidamento del servizio. Se l’avessero fatto oggi il disegno di legge ci sarebbe persino indifferente”.
“Il punto di ripresa – ha detto ancora il deputato - è nel recupero di una soggettività dentro una nuova dimensione di responsabilità, agganciandoci ad una lettura della comunità in una logica che non è proprietaria e riconoscendo, inoltre, una nuova funzione alla pubblica amministrazione che non è chiamata più a gestire la res, ma organizza ed eroga servizi. Ad Avellino, invece, si ipotizza un Piano Strategico di una banalità scolastica senza capire che i nodi reali sono due: uno relativo ai flussi di connessione che attraversano quest’area, l’Ufita da un lato e Salerno dall’altro, e il secondo è relativo a come si organizzano i servizi alle persone. A questo proposito sul Piano di zona, invece di organizzare servizi alle persone, si assiste ad una sgradevole rincorsa, nessuno escluso, per la gestione di un po’ di risorse”.
“Ho la percezione - così ha concluso l’onorevole De Mita - che siamo alla vigilia di qualcosa che sta accadendo. Anche rispetto alla nostra esperienza di partito c’è l’esigenza di reincarnarla in qualcosa di più ampio. Prima della fine dell’anno celebreremo un’iniziativa nazionale che sarà l’avvio di questo nuovo percorso. Noi non dobbiamo fare primarie idiote, ma dobbiamo concorrere ad alimentare una luce”.

L’incontro di Venticano

Giovani e Politica

27/09/2013

L’onorevole Giuseppe De Mita ha preso parte lo scorso 4 settembre presso palazzo Ambrosini a Venticano alla manifestazione di apertura del Meeting provinciale dei Forum della Gioventù di Avellino che ha per titolo “Terra chiama Giovani” promosso dal Forum della Gioventù di Venticano. All’incontro erano presenti il presidente del Forum della Gioventù di Venticano, Piergiorgio Tammaro, il sindaco di Venticano, Luigi De Nisco, il presidente della fondazione “Rachelina Ambrosini”, Tommaso Maria Ferri. Al tavolo anche gli onorevoli Valentina Paris e Luigi Famiglietti.
“La novità dei ragionamenti ai quali stiamo assistendo negli ultimissimi tempi – ha dichiarato l’onorevole Giuseppe De Mita – risiede nel fatto che questi vengono costruiti avendo a riferimento quello che c’è e puntando a come si possa incrementare ciò che già esiste. Non sono, cioè, schiacciati su quel che manca, sulla lamentazione di ciò che si potrebbe avere. E’ molto importante che questo approccio venga sollecitato dai ragazzi, proponendo, come in questa iniziativa, una logica non proprietaria del territorio, che negli anni è stato visto più come qualcosa da possedere che come un luogo dove si svolge la vita di una comunità”.
“La vostra generazione – ha continuato l’onorevole De Mita rivolgendosi ai tanti ragazzi presenti – è sempre connessa, ma si rende conto del fatto che lo spazio infinito che ha davanti a sé potrebbe essere un non luogo se non è vissuto come spazio di vita possibile . In questo contesto, anche per i ragazzi, diventa cruciale il tema della partecipazione alla vita pubblica. Negli ultimi tempi si va drammatizzando l’idea che la partecipazione esaurisca nel passaggio elettorale. Invece, la partecipazione va recuperata in una relazione quotidiana. Attraverso la vostra esperienza di ragazzi si coglie l’altra faccia della realtà, ma attenzione a non impostare il rapporto con le istituzioni, e quindi con la politica, in termini di dualismo, di contrapposizione. Perché oggi, laddove le amministrazioni non si occupano più della res, ma di erogare servizi alle persone, è chiaro come tutti contribuiscano a fare amministrazione”.
“Alla luce di quanto accaduto negli ultimi decenni, a partire dagli anni ’70 – ha così concluso De Mita – oggi l’attenzione ai giovani è diventata un diritto. Nella crescita della dimensione della persona umana, c’è una grande novità che è stata introdotta proprio dai giovani, quella secondo cui la priorità non è il lavoro in quanto tale, ma la possibilità di realizzazione di sé. La vostra è la generazione che vedrà la novità, perché la storia non finisce, novità che sarà introdotta solo riscoprendo la dimensione della persona nella comunità. Siamo sulla soglia di un enorme atto creativo per cui il punto non è riconoscere il ruolo dei giovani una tantum, il punto è capire che siamo tutti, seppur su posizioni diverse, impegnati a costruire condizioni di vita sostenibili dentro le nostre comunità. La vostra testimonianza, quella dei ragazzi, è utile e necessaria perché è funzionale ad avvertirci dei rischi e delle difficoltà, ma anche delle opportunità, che il futuro ci offre”.

Dossier al Guardasigilli

Riforma dei Tribunali

27/09/2013

“Il provvedimento che riscrive la geografia giudiziaria italiana e con il quale si cancella un numero significativo di Procure e di Tribunali mi vede in totale disaccordo. Nessuno riuscirà a convincermi del fatto che tagliare i tribunali significherà determinare economie, sia nel senso stretto dei risparmi possibili che in termini di efficienza organizzativa. E’ per questo che nei mesi scorsi ho inteso presentare una interrogazione parlamentare al Ministro Cancellieri con la quale la si invitava a tener conto di una ipotesi di proroga all’entrata in vigore del provvedimento per dare vita ad un’analisi più attenta dei costi, nel tentativo di coniugare l’istanza di risparmio, pure legittima, e la effettiva tutela del diritto alla giustizia”. Lo dichiara l’onorevole Giuseppe De Mita, deputato del gruppo “Scelta Civica per l’Italia”.
“A questo scopo c’era un’intesa trasversale in Parlamento a portare avanti una proposta di legge che io stesso ho sottoscritto – così continua l’onorevole De Mita – che stabiliva proprio la proroga di un anno all’entrata in vigore del decreto taglia-tribunali. Il testo, però, non è stato calendarizzato, per la rigidità mostrata dal Ministro, come testimoniato dalla sua audizione in Commissione Giustizia alla Camera. Ed ora ci troviamo alla vigilia dell’attuazione di un decreto approvato nella scorsa legislatura e che non si è voluto riaprire, recuperando - e la proroga ce l’avrebbe consentito - ragionevolezza e lucidità di analisi. Proprio per questo le ragioni della protesta di queste ore, che non sono un fatto localistico o di campanile, non possono essere cancellate o annullate con un atteggiamento sprezzante, ma bisognerebbe, al contrario, farsene carico e provare a dare una risposta”.
“La mia opinione – così conclude De Mita - è che la partita non sia chiusa. Ci si renderà subito conto che l’attuazione del nuovo assetto porterà costi ulteriori, in termini economici ed organizzativi, e nessun beneficio, più diseconomie che vantaggi. Si aprirà perciò lo spazio perché si possano introdurre correttivi che vadano nel senso dell’efficienza e dell’equità”.
"Intanto, le dichiarazioni rese all’Aula del Senato dal Ministro Cancellieri - continua De Mita - su possibili correttivi in senso territoriale della riforma della geografia giudiziaria italiana rappresentano la prima occasione per recuperare la discussione in termini di consapevolezza. Sono certo che a questa ne seguiranno altre. Adesso si tratterà di lavorare per arrivare ad una ridefinizione dell’assetto che consenta la migliore organizzazione possibile della giustizia sul territorio”.
“A questo proposito – continua l’onorevole De Mita – nelle prossime ore farò pervenire al ministro un dossier relativo allo scenario campano, con particolare riferimento al territorio della provincia di Avellino, al caso di Sala Consilina e a quello segnalato nelle ultime ore dal giudice Cantone relativo al tribunale Napoli Nord, un lavoro di analisi che tenga conto della complessità della questione e di quanto in questi mesi è stato prodotto dagli operatori della giustizia per scongiurare l’entrata in vigore della riforma. La soluzione che il decreto taglia-tribunali individua per l’Irpinia è, a mio avviso, un caso esemplare di come il decreto, nel tentativo di portare a risparmi presunti, introduca surrettiziamente nuovi costi. Il caso irpino può essere così assunto a paradigma dell’inefficacia del provvedimento su di un piano che diventa generale, complessivo, e non localistico”.
“Sono certo – conclude l’onorevole De Mita – che da un’esposizione analitica e comparata, laddove il Ministro confermi la sua volontà di apportare correttivi in senso territoriale al provvedimento attraverso un apposito decreto, ci possano essere i margini per raggiungere un risultato diverso. Va detto, però, che la questione non è salvaguardare l’esistente, e quindi trincerarsi in una battaglia di campanile, ma individuare una soluzione che consenta al sistema di raggiungere il più alto grado di efficienza possibile in una logica che sfugga all’approccio ottusamente ragionieristico fin qui utilizzato”. (leggi la nota inviata dall’onorevole De Mita al Ministro Cancellieri)

Vertenza Irisbus

Intervento in Aula

27/09/2013

L’onorevole Giuseppe De Mita è intervenuto lo scorso 18 settembre nell’aula della Camera alla discussione relativa alla crisi della Irisbus di Flumeri (Avellino) e della Breda MenariniBus di Bologna con particolare riferimento alle difficoltà del trasporto pubblico locale italiano, annunciando il voto favorevole del gruppo parlamentare “Scelta Civica per l’Italia” alla mozione unitaria presentata.
“Questa vicenda – ha dichiarato l’onorevole De Mita - mi pare che abbia una sua forza emblematica. E’ evidente come subiamo gli effetti della crisi ed è altrettanto chiaro come le decisioni che assumiamo si muovano in una logica di sopravvivenza, ma non abbiamo ancora maturato un’intelligenza della crisi che ne affronti le ragioni e ne indichi una possibile via d’uscita. Per questo dico subito in premessa che l’intervento del Governo oggi in Aula su questa vicenda mi lascia più un senso di inquietudine che di certezza, perché l’elencazione orizzontale dei problemi mi pare preludere più all’incapacità dell’azione che a capire come procedere”.
“In questa vicenda – ha dichiarato ancora l’onorevole De Mita - piuttosto che elencare i problemi, dovremmo affrontarli nelle cause. Terrei, perciò, presente i segni di contraddizione che accompagnano il voto favorevole di tutti perché ci aiutano a recuperare un’intelligenza della crisi”.
“L’assenza di una politica industriale - ha continuato De Mita - ha messo la Fiat nelle condizioni di non fare i conti con le proprie ipocrisie. Perché dire che si chiude un’azienda in Italia e mantenere la produzione all’estero è una profonda ipocrisia. Fino ad oggi i governi non hanno avuto la virilità per mettere la Fiat di fronte alle proprie responsabilità”.
“Oggi - ha così concluso De Mita - la tutela del diritto al lavoro non può essere il cinico accompagnamento dei lavoratori dalla cassa integrazione all’inattività. Annunciando il voto favorevole del mio gruppo, esprimo l’augurio che si esca dall’ipocrisia. Nella vicenda Irisbus si ha avuto un atteggiamento pudicamente omertoso tanto che questo caso non fatto registrare lo stesso rilievo di altri anche da parte delle rappresentanze sindacali. Colgo, perciò, positivamente l’ampiezza singolare del consenso di quest’Aula nel voto alla mozione e mi auguro che sia la sollecitazione a non subire più gli effetti della crisi, ma ad avere una intelligenza delle sue ragioni”. (guarda il video dell’intervento in aula nel corso del dibattito sulla vertenza Irisbus)

Priorita’ Alta Velocita’

Alla Fiera di Calitri

27/09/2013

L’onorevole Giuseppe De Mita ha preso parte lo scorso I settembre alla cerimonia di inaugurazione della 32esima edizione della Fiera Interregionale di Calitri.
“I dibattiti degli ultimi anni – ha dichiarato l’onorevole De Mita - non presentano quasi mai elementi di novità, ma sono caratterizzati per il limitarsi all’analisi della difficoltà. Questa circostanza per un verso genere malinconia, ma il tempo non si consuma mai invano e noi dovremmo acquisire la consapevolezza del tempo presente. Promuovere discussioni ed organizzare la Fiera a Calitri, anche in una condizione di difficoltà, non è una circostanza inutile, non è una forma di resistenza, ma funzionale ad acquisire consapevolezza dei problemi. Ma i problemi bisogna analizzarli senza trovare alibi”.
“Nel passato la Fiera di Calitri – ha continuato De Mita – è stata un luogo per pensare al futuro perché c’è stato un momento in cui sembrava che qui dovessero incrociarsi esperienze di più Regioni. Ancora oggi, perciò, questo può essere il luogo per ripensare il nostro futuro, uscendo però da una visione di rivendicazione malinconica”.
“In Italia il fattore produttivo – ha dichiarato ancora De Mita - su cui si è puntato negli ultimi cinquant’anni è stato l’industria. E l’idea dell’industria in montagna era in qualche modo obbligata. Questo paradigma è andato in crisi ovunque, non solo in Irpinia. Oggi, se invertiamo il paradigma produttivo, possiamo riscoprire nuovi fattori produttivi dai quali si può generare ricchezza. Ma dobbiamo far crescere una mentalità convergente che eviti le logiche proprietarie. Se questa è una delle nostre possibilità, dobbiamo esigere le infrastrutture che siano funzionali a questo disegno. In questo c’è uno snodo che è la stazione Irpinia sull’Alta Capacità Napoli - Bari. Ora c’è una progressione sui finanziamenti. Dal Governo dobbiamo acquisire un elemento di certezza sulla copertura finanziaria rispetto al progetto definito”.
“Sul riordino istituzionale – ha continuato l’onorevole De Mita - facciamo grande attenzione. Sono molto scettico rispetto al provvedimento che cancella le Province, così com’è stato presentato dal ministro Delrio, perché affronta un problema vero, quello del riordino, ma non fornisce una soluzione. Sulla questione del Patto di stabilità degli enti locali, invece, credo che il Governo abbia preso la strada giusta perché la revisione del Patto di stabilità e del rapporto tra deficit e Pil o la si affronta a livello europeo o non si affronta affatto”.

Il filosofo (ateo) e il cardinale

La lettura

27/09/2013

Dal “Corriere della Sera” del 20 settembre 2013

Il libro di Giulio Giorello La lezione di Martini. Quello che da ateo ho imparato da un cardinale (Piemme, pp. 114, 12) è la testimonianza di un antico dialogo. O meglio, di un lungo colloquio tra un filosofo della scienza (Giorello è l’erede della cattedra di Ludovico Geymonat) e un cardinale; il primo un non credente che ribadisce senza requie la sua scelta lontana «da ogni chiesa», il secondo un vero principe di quella cattolica. Tra i due non ci furono soltanto parole. L’ateo regalò alcuni dubbi a sua eminenza e il porporato, da par suo, ha seminato qualcosa dentro il filosofo.
L’incontro nacque per iniziativa di Bruno Forte, oggi arcivescovo di Chieti-Vasto. Forse è meglio non indicare una data precisa, limitiamoci a dire che correvano gli anni Novanta e Martini legava il suo nome e la sua missione alla cattedra dei non credenti. Il cardinale aveva espresso il desiderio di confrontarsi con il mondo dell’impresa scientifica, giacché era attento agli aspetti recati dalle trasformazioni tecnologiche (quelle della medicina in particolare). Un particolare, questo, che si coglie nel primo capitolo del libro di Giorello, «Energia e coraggio»; anzi, nell’analizzare alcuni discorsi di sua eminenza, l’ateo che insegna filosofia ammette: «Martini ci ha offerto uno splendido esempio di credente che nella stessa audacia del linguaggio ha saputo dare nuova vita al non credente». Il cardinale, in altri termini, guarda a una disciplina che pone sfide nuove con le quali il cristiano dovrà confrontarsi, ma non si dimentica di scrutare oltre gli orizzonti della fede per cogliere le ragioni della grande trasformazione in atto. Milano gli offre un ambiente ideale. Giorello è un appuntamento inevitabile. Il secondo capitolo racconta gli incontri per le due cattedre dei non credenti alle quali Giorello ha collaborato. Martini allora lanciò una sfida a coloro che non avevano fede e soprattutto ai cristiani: invitò i primi a far conoscere le loro ragioni del rifiuto di Dio, ai secondi ricordò che in ognuno di noi c’è una scintilla di ateismo che può contaminare. Giorello parla di «un coinvolgente scambio di idee e di sentimenti». Lavorò con il cardinale alla scelta dei temi e dei personaggi che sarebbero dovuti intervenire. Martini, sottolinea, «non aveva intenzione di ridurre l’iniziativa a una mera contrapposizione di due "partiti" sociologicamente identificabili e magari l’uno contro l’altro armato»; sua eminenza voleva semplicemente aprire un dibattito senza la pretesa di avere ragione o di ricavarne strategie apologetiche. Si rivolgeva con umiltà ai non credenti.
E molti di essi, tra i quali c’è Giorello, si accorsero che anche l’ateismo è un’idea abitata da infiniti dubbi e comunque non deve prevalere sul corpo e sulla mente dei credenti (o di coloro che si considerano tali). Insomma, qualcosa di purificato dall’imposizione agli altri. L’ateo deve saper dialogare e non chiudersi nel dogma di negazione. Martini dal canto suo cercò in quegli incontri e nelle teorie fisiche e biologiche che vi venivano esposte qualcosa che contrastava con la sua fede.
La metteva alla prova. Per fortificarla. Il terzo capitolo ricorda che l’idea scientifica ha ampliato la concezione di pluralismo di Martini. Giorello può sostenere questa tesi perché il suo confronto con il cardinale, cominciato con la cattedra dei non credenti, è proseguito sino agli ultimi tempi. Lo andò a trovare all’Aloisianum di Gallarate, dove si era ritirato, e dove quegli antichi discorsi non riuscivano a chetarsi. Martini parlò del libro di Giorello Senza Dio. Del buon uso dell’ateismo (Longanesi) e tra i due il dialogo riprese. Non entreremo nei particolari, ma è certo che «la lezione» del cardinale continua. Lo testimonia un filosofo che ha rifiutato la fede in Dio. E che osserva nelle pagine finali del suo libro: «Martini mi ribadiva che noi tutti, credenti o non credenti, se amiamo lo sforzo di pensare (quello che una grande tradizione filosofica chiama intelletto) è alla libertà che si finisce col tornare, senza la quale non c’è né vera fede né autentica ragione».

Turismo e citazioni

Dal sito di Dall’Ara

27/09/2013

Non si tratta di avere un atteggiamento autorefenziale. O autocelebrativo. Però è pur vero che, soprattutto quando si incrocia il tumulto di un passaggio elettorale, che la comunicazione spesso non dà spazio per una riflessione più puntuale. E’ quanto accaduto, lo scorso febbraio, in riferimento all’approvazione da parte della giunta regionale della Campania del regolamento per l’albergo diffuso.

Navigando in internet abbiamo trovato questa valutazione che arriva dal professor Giancarlo Dall’Ara, che dell’albergo diffuso ne è l’inventore ed in qualche modo il teorizzatore, e che è giusto abbia una sua ulteriore diffusione.

Dall’Ara sostiene, infatti, che quello della Campania è il miglior regolamento attualmente vigente ed invita, pertanto, le altre Regioni a prendervi spunto nel caso in cui dovessero predisporre un provvedimento in materia.

Leggi il commento di Dall’Ara dal suo sito dedicato all’albergo diffuso.http://www.albergodiffuso.com/se-do...

Avellino nel pallone

Calcio e dintorni

27/09/2013

Di seguito l’intervista rilasciata al settimanale "Il Biancoverde".

Onorevole De Mita, qual è il suo rapporto con lo sport?
«Da ragazzo ho giocato a calcio. Certo, con risultati amatoriali. Complice anche la mia pigrizia. Oggi la mia passione la esercito davanti alla tv, guardando, quando posso, qualche incontro di calcio. Di sport ne pratico davvero poco».

On. De Mita, la riconquista della serie B nel calcio ha riacceso in molti la speranza di correre per la serie A, fa parte anche leidi questo gruppo di tifosi?

«L’auspicio è comune, quello di poter vedere di nuovo l’Avellino nella massima serie. E’ una speranza che è giusto e legittimo coltivare. Le prime prove dei lupi in B sembrano convincenti. E’ innegabile come quel decennio in serie A per Avellino e per l’Irpinia rappresenti una stagione irripetibile e che tutti ricordano con un pizzico di nostalgia e di emozione. Poter accarezzare nuovamente quel sogno costituirebbe senza dubbio una iniezione di fiducia per tutta la nostra comunità. Quindi, incrociamo le dita e sosteniamo la squadra. Sarebbe auspicabile che l’obiettivo della serie A venisse centrato in tempi rapidi. Il risultato, però, al quale tendere e che darebbe, a mio avviso, garanzia di successo è quello della programmazione che eviterebbe l’altalena di stagioni esaltanti e momenti di crisi come pure ci sono stati in questi ultimi anni».

Lo Sport soprattutto quando arriva a importanti livelli può essere una grande risorsa per il territorio, un biglietto da visita in grado di attrarre turisti provenienti da ogni angolo del paese, bisogna però costruire un progetto. Lei che ha ricoperto il ruolo di Assessore al Turismo che ne pensa?

«Senza dubbio avere una squadra di calcio che gioca ai massimi livelli rappresenta un tassello significativo anche dal punto di vista economico, per l’indotto che crea. Esiste senza dubbio, dentro la diversificazione dei vari target e dei vari pubblici, un turismo che fa riferimento agli eventi sportivi. Ospitare i grandi club del calcio italiano significherebbe avere un ritorno in termini di immagine, tornare a far parlare della città nel circuito dei media nazionali e, quindi, poter contare anche sull’innesco di meccanismi che abbiano un rilievo economico. Sarebbe senza dubbio un toccasana per le strutture ricettive e per tutto quanto è ospitalità in città ed in provincia. Nella mia esperienza da assessore regionale ho compreso come l’Irpinia abbia le carte in regola per uno sviluppo turistico, ma, al di là degli investimenti materiali che pure sono necessari, è importante riuscire a costruire un immaginario legato all’Irpinia e il calcio può essere un tassello importante in questo senso».

Accanto a ciò, però, bisogna investire in un sistema infrastrutturale che ad oggi va migliorato e qualificato. Qualche suo collega ha proposto di creare una rete sinergica tra pubblico e privato per promuovere una politica dell’accoglienza legata al turismo sportivo, è d’accordo?

«L’infrastrutturazione di un territorio rappresenta uno strumento importante ma solo se funzionale al disegno di sviluppo che ci si è posti come obiettivo. In ogni ambito, anche in quello turistico, la collaborazione tra pubblico e privato può essere il metodo che garantisca efficacia e porti a risultati significativi in termini di produttività, di ricchezza. In Irpinia esistono numerose strutture che sono state riqualificate a fini turistici ma che non sono mai entrate in una logica sistemica e produttiva proprio perché di proprietà pubblica. Tutti conoscono le difficoltà in cui oggi operano le amministrazioni, gli enti locali. Creare, determinare le condizioni perché i privati possano investire e fare impresa rappresenta perciò oggi un obiettivo a cui chi amministra deve per forza di cose guardare».

Ha fatto discutere l’ordinanza “Stadio Sicuro” per combattere la violenza negli stadi, qualcuno l’ha giudicata una legge proibizionista. Crede che vada rivista?

«Capisco che l’ordinanza possa far discutere e possa essere vissuta come un provvedimento dal sapore proibizionista. Ma resto dell’idea che lo sport debba restare tale, debba fornire momenti di divertimento ed essere un’attività che amplifichi il sano agonismo, la passione per i propri colori, l’entusiasmo dello stare insieme. Ogni provvedimento, quindi, che possa rafforzare la sicurezza di chi è fruitore di eventi sportivi credo che vada accolto con favore. Lo sport deve contribuire alla realizzazione di un progetto di vita e non essere considerato solo come evasione. In questo senso guardo con favore ad esperienze come quella che sta portando avanti Mario Dell’Anno, un progetto che coniuga passione per lo sport, attaccamento alle radici e partecipazione sociale e dove diventa possibile lavorare alla realizzazione di sé anche grazie e attraverso lo sport».
(guarda l’intervista estratta dalla rivista)

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